domenica, 27 dicembre 2009

Circum-valle-AZIONE!

non circonvalliamociContattati da gente sensibile al problema e leggendo un articolo di bellavista sulla circonvalla, proviamo a scrivere due cose:

non essendo noi dei tecnici saremo assolutamente laici quindi non entreremo nel merito della questione ma cominceremo dalla critica alle ottime domande avanzate da Cicc Cont e a qualche commento visto quà e là nella giungla internettiana.

Pensiamo sia sbagliato parlare di referendum popolare perchè il problema si ridurrebbe ad un voto e non ad un'analisi seria da parte dei cittadini. In più, i soliti medici di partito comincerebbero ad usare la questione come bandiera dividendo la collettività in due parti senza risolvere comunque il problema. Non sarebbe la prima volta.

La soluzione migliore secondo il nostro parere sarebbe di riunire tecnici e cittadini di locorotondo. Formare una consulta INDIPENDENTE dal Comune. -C vuol dir?- vuol dire che se si vengono a formare gruppi spontanei che discutono e trovano soluzioni dirette sul proprio territorio, vuol dire che il problema è sentito. Ovviamente interverrà molta gente che cercherà di indirizzare l'opinione popolare nel proprio piatto elettorale, stà ai curdunnesi riconoscerli e non farsi fregare.

Cosa vogliamo dire? Claudia Briciola Martini scrive su Facebook, nella pagina "NO alla circoncvalla..." che il problema è la mentalità curdunnese (un pò individualista nonostante la nostra tradizione basata sulla condivisione totale). Ecco, per cambiare la mentalità  occorre porsi domande, condividere le soluzioni, agire sul territorio. Cambiare mentalità vuol dire cambiare il modo di fare senza aspettarsi che i problemi vengano risolti dal sindaco o dal tecnico comunale di turno.

Un'altra ottima domanda che pone Cicc Cond è la seguente quali sono le sue reali pubbliche necessità? Qualcuno fà il dritto e dall'alto del consiglio comunale accusa:"dobbiamo fare più analisi sul territorio". Beh è difficile analizzare situazioni problematiche che non appartengono a tutti. Chi sente il problema come proprio si riunisce, ne discute e porta le proprie istanze al comune! siamo tornati al punto che suggerivamo prima CONSULTE INDIPENDENTI per ogni questione!

Caro Cicc Cont, in realtà il processo politico partecipato non esiste e la cittadinanza è volontariamente esclusa dai mezzi cognitivi per capire le situazioni, criticarle ed affrontarle. In parole povere:"gir i gir i cumann semb luor!" e come giustamente dicevi tu, sono i fruitori dei servizi a pagarne le conseguenze.

Diciamo invece alla gente che sta mandando avanti la campagna: forse sarebbe meglio non improntare la lotta su una completa disapprovazione (non dire solo "no"). Bisogna essere propositivi e riflettere molto sulla fame di progresso del paesello che per problemi logistici e infrastrutturali, è sempre rimasto arretrato rispetto all'interland.

Nel caso della circonvallazione saranno i curdunnesi a perderci se i curdunnesi stessi non saranno coscienti dello scempio territoriale, politico e culturale che questi partiti continuano a propinarci.

Grazie del paziente interessamento ad un problema non semplice.




sabato, 12 dicembre 2009

ASSASSINIO FASCISTA 12 DICEMBRE 69 - 40ANNI DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

ASSASSINIO FASCISTA - 40ANNI DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANAScheda a cura di Sonia e Sandro, del collettivo Borgorosso - Piacenza

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16,30

Esplode una bomba nel salone degli sportelli della Banca Nazionale dell'Agricoltura, al numero 4 di piazza Fontana. Ha inizio una nuova era tragica.

I terroristi non avrebbero potuto scegliere un momento migliore: la banca è infatti gremita per il "mercato del venerdì", che richiama gli agricoltori delle province di Milano e Pavia. L'ordigno è stato collocato in modo da provocare il massimo numero di vittime: sotto il tavolo al centro del salone riservato alla clientela, di fronte all'emiciclo degli sportelli. I locali devastati testimoniano la potenza dell'esplosivo impiegato.

L'attentato causa sedici morti, di cui quattordici sul colpo, e ottantotto feriti. La storia dirà se la strage di piazza Fontana, inaugurando la strategia della tensione, ha determinato i dieci anni più bui della vita politica italiana.

Nelle ore che seguono gli attentati, vengono compiute perquisizioni nelle sedi di tutte le organizzazioni dell'estrema sinistra. Viene visitata anche qualche organizzazione d'estrema destra, ma senza molta convinzione, visto che le indagini risparmiano Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, le più importanti. Fin dall'indomani, come preparata in anticipo, parte un'incredibile campagna contro gli estremisti di sinistra. Le indagini sono di una stupefacente rapidità; in tre giorni viene arrestata una decina di persone sulle quali, come dichiara la polizia, "gravano pesanti indizi". Sono tutti anarchici dei circoli Bakunin e 22 Marzo. Tra di loro vi sono: Giovanni Aricò, Annelise Borth, Angelo Casile, Roberto Mander, Emilio Borghese, Mario Merlino, Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda. Per la polizia, insomma, oltre a quella anarchica, nessun'altra pista merita di essere presa in considerazione.

Iniziano gli interrogatori. Sono condotti con energia. Il 15 dicembre, a mezzanotte, nel cortile della questura di Milano, un corpo s'infrange quasi senza rumore ai piedi di un giornalista. È Giuseppe Pinelli, uno degli anarchici arrestati tre giorni prima, caduto senza un grido da una stanza del quarto piano. Causa ufficiale della morte: suicidio. Non ci crederà nessuno... Tra gli anarchici fermati subito dopo la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, il commissario Calabresi sembra interessarsi a una sola persona: Pietro Valpreda, di professione ballerino. Il giovane grida la propria innocenza. Essa non sarà riconosciuta che molto tempo dopo. Eppure, già all'epoca, tutto denunciava l'esistenza di una "pista nera", che verrà esplorata solo tardivamente.


sabato, 22 agosto 2009

Ecco come i fasci cambiano la realtà: Almirante "democratico"

AlmiranteLa biografia di Vincenzo La Russa, fratello del ministro Ignazio, santifica il leader del Msi. Tacendo sul bando contro i partigiani e sdoganando Salò. Una revisione piena di errori e omissioni sugli anni ’60 e ’70.

Sono tali e tanti i silenzi, le reticenze e le omissioni della biografia di Giorgio Almirante curata da Vincenzo La Russa (Giorgio Almirante. Da Mussolini a Fini, Mursia, p. 247, 17 euro), che potrebbe addirittura sorgere il sospetto che si stia parlando di un’altra persona. Davvero scoperto e grossolano appare il tentativo, tutto politico, di santificare il leader del neofascismo italiano, in spregio alle conoscenze storiche pacificamente acquisite.

Il libro comincia con i primi passi compiuti da giornalista dell'Almirante, poi si continua con Telesio Interlandi (un autentico invasato razzista nei confronti del quale Almirante manterrà sempre «stima e devozione»).

Si passa poi all'elezione di Mezzasoma, leader dell'Msi, raccontata come un episodio assolutamente fortuito. Mezzasoma invece fu eletto nel 47 da gente che, essendo mischiata nelle barbarie fasciste, cominciò a voler uscire dalla clandestinità (dei nostalgici di Salò). E' il caso di Pino Romualdi.

Almirante, come ricorderà egli stesso anni dopo, giunse a questo ruolo portando in dote al Msi un intero movimento da lui fondato, il Movimento italiano di unità sociale (Mius), «che raccoglieva l’élite direttiva del fascismo». Fu lui a sottolinearlo nella sua storia del Movimento sociale italiano, scritta con Francesco Palamenghi-Crispi nel 1958. Non proprio, dunque, come si vorrebbe, un’elezione casuale. Sul terrorismo delle Sam (Squadre d’azione Mussolini) e dei Far (Fasci di azione rivoluzionaria), che precedettero e accompagnarono la fase iniziale del Msi, in buona parte composti e diretti dagli stessi missini, non una sola parola. Eppure gli attentati furono innumerevoli, spesso tutt’altro che dimostrativi, con tanto di morti e feriti. Ma siamo solo agli inizi. Tutta la vita politica di Almirante e del Msi viene, infatti, nel complesso collocata in un contesto volutamente depurato da tutti quegli elementi che potrebbero contraddire una ricostruzione di comodo.

Un altro interessante testo è "le origini del neofascismo in Italia" 1943-1948, edito dal Mulino nel 2006, forse la miglior ricerca su quel periodo da parte di uno storico di destra, ma, ad esempio, si tralascia clamorosamente di riprenderne la parte essenziale, minuziosamente documentata anche con carte tratte dagli archivi americani, relativa agli intensi rapporti intercorsi tra i dirigenti neofascisti, Pino Romualdi in testa, e i servizi segreti americani che appoggiarono, anche economicamente, e favorirono i chiave anticomunista la nascita del Msi.Una tessitura di contatti avviata ancor prima della fine della guerra, che consentì allo stesso Romualdi, il 27 aprile del 1945, di scampare a fucilazione certa.

Che la Repubblica sociale e il fascismo fossero stati democratici? Il dubbio è lecito. Un esercizio spericolato, in definitiva, che per essere condotto ha bisogno di pesanti manipolazioni storiche. E queste davvero non mancano.

Non vengono quindi citate le azioni di violenza fascista di cui il "democratico" Almirante non faceva segreto(si vedano le sentenze definitive per la strage di Peteano del 31 maggio 1972 e per la tentata strage del 7 aprile 1973 sul treno Torino-Roma).

Forse La Russa dimentica il nodo della violenza, «lui non incitava certo», che forse sarebbe il caso di ricordare a La Russa il famoso comizio di Almirante a Firenze, il 4 giugno 1972, in cui il segretario del Msi proclamò che i giovani di destra erano «pronti allo scontro frontale con i comunisti», e ancor prima la famosa intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, il 10 dicembre 1969, solo due giorni prima della strage di Piazza Fontana, dove il segretario missino confessò che «le organizzazioni fasciste si preparano alla guerra civile… tutti i mezzi sono giustificati per combattere i comunisti… misure politiche e militari non sono più distinguibili». Non c’è male come “pacificatore”.

Di diversi episodi degli anni Settanta Vincenzo La Russa fa poi letteralmente strazio. Ricostruisce l’uccisione dell’agente Antonio Marino, avvenuta a Milano il 12 aprile 1973, nel corso di scontri provocati da una manifestazione missina, inventandosi di sana pianta la dinamica dei fatti. Non fu, infatti, mai lanciata una bomba contro alcuna camionetta di polizia, ma ben tre per colpire i cordoni degli agenti. Il poliziotto Marino morì perché raggiunto in pieno petto da una di queste e non perché esplose il tascapane con i candelotti lacrimogeni, che per altro non portava. Sarebbe bastato a La Russa leggere seppur sommariamente gli atti giudiziari o più semplicemente chiedere informazioni ai suoi fratelli, Ignazio e Romano, presenti alla manifestazione. Romano fu anche fermato dopo gli incidenti.

Anche relativamente alle fotografie allagate al volume va citata una perla. In una di queste, a un certo punto, si ritrae Giorgio Almirante a Roma, il 16 marzo 1968, su una scalinata dell’Università La Sapienza, circondato da giovani con bastoni. La didascalia recita: «Almirante viene aggredito da alcuni studenti». L’episodio, che Vincenzo La Russa si guarda bene dal commentare, è relativo alla spedizione di circa trecento mazzieri missini, arrivati da tutta Italia, più qualche decina di bulgari reclutati nel campo profughi di Latina, guidati proprio da Almirante e Giulio Caradonna, che tentarono di sgomberare a forza alcune facoltà occupate. Una vicenda notissima, immortalata da centinaia di fotografie e più di un filmato, che ritrassero per altro Almirante sorridente attorniato dai suoi squadristi con tanto di mazze, spranghe e catene. Lui che «non incitava alla violenza». Finì semplicemente male. Gli studenti di sinistra si difesero e il nostro fu costretto a battere in ritirata protetto dalle forze di polizia. Tra i circa 160 fascisti fermati quel giorno figureranno, tra l’altro, anche Mario Merlino e Stefano delle Chiaie.

Una biografia, in conclusione, per molti versi inservibile. Forse non l’avrebbe apprezzata neanche Giorgio Almirante. Sarebbe stato davvero difficile riconoscersi anche per lui.

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mercoledì, 12 agosto 2009

La vittoria degli operai INSEE

giu-le-maniIn allegato alcune informazioni sulla vicenda INNSE,
di seguito un breve resoconto video del pomeriggio trascorso a Lambrate.

http://www.youtube.com/watch?v=tafY4V-tZ-4

La resistenza degli operai della INNSE di via Rubattino (Lambrate, Milano) è una splendida testimonianza di pacifico risveglio morale e culturale. Pur rappresentando una piccola vertenza sindacale, a livello del numero dei lavoratori coinvolti, sta di fatto lanciando un importante messaggio a coloro che, da qui all'autunno, perderanno il posto di lavoro. Ad un ritmo incessante, ancor più drammatico dei mesi trascorsi.
I lavoratori hanno portato avanti le commesse e gli ordini anche quando il presunto imprenditore - sponsorizzato dalla Lega e da Roberto Castelli in particolare - tramava alla luce del sole per poter realizzare nell'area di via Rubattino una speculazione immobiliare. In vista di Expo.

Occupando fabbrica e macchinari gli operai hanno rivendicato un diritto molto semplice, sancito solennemente dall'Articolo 1 della Costituzione Repubblicana: il lavoro, prima di tutto. Prima ancora degli appetiti speculativi di qualche "capitano coraggioso" travestito da mecenate.
Perché smantellare un'unità produttiva, di alto livello, e sottrarle macchinari e manodopera?

Il Governo ha saputo rispondere, come al solito, con la militarizzazione e la minaccia, più o meno velata, della reazione violenta. Manganelli e scudi piantati di fronte alla portineria - da dove son stati cacciati gli operai in presidio permanente dal settembre '08. In nome di una non ben chiarita "libertà d'impresa", la classe politica - armata d'uniforme e radioline - castiga, isola e colpisce chiunque rivendichi il principio sacrosanto della responsabilità sociale della proprietà privata. Un assunto civile, al di là della fede politica.

Pare che nelle ultime ore si sia trovato un compratore disposto a rilevare l'attività dell'inutile Genta - difeso a spada tratta dal partito del Carroccio - e mantenere in vita la INNSE. Se così fosse, la battaglia della "piccola" INNSE potrebbe davvero divenire il foglietto illustrativo in vista della mattanza d'autunno.

www.quileccolibera.net

INVITO TUTT* A RECARSI PRESSO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI INNSE

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mercoledì, 05 agosto 2009

sUmmErrEvoLutioN

c pall
E' estateeeee! ..Anche a Locorotondo!

Quale migliore stagione per riprenderCi i nostri spazi?

Riprendersi uno spazio vuol dire avere un posto autogestito dove far cultura, aggregazione per non soffocare sotto la solita routine che attanaglia il paesello ormai da troppi anni.

A breve organizzeremo un'assemblea cittadina. I temi da trattare sono tanti, noi diamo qualche spunto:

  • Noia mortale: escluso agosto, Loco è spento, assonnato, inchiodato davanti alla tv o per strada ad assaggiare una nuova droga chimica. Riprendersi uno spazio vuol dire avere un posto autogestito dove far cultura, aggregazione per non soffocare sotto la solita routine che attanaglia il paesello ormai da troppi anni.
  • Repressione: carcere per uno spinello, perchè? come agire?
  • Antifascismo: creare e organizzare cultura e azione antifascista!
  • Eventi auto-organizzati come unico mezzo di auto-finanziamento.
  • Proposte alternative agli ultimi interventi paesaggistico/turistici del comune.

CURDUNNESE LA NOSTRA RIVOLUZIONE COMINCIA ADESSO!

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domenica, 02 agosto 2009

SIAMO ALLA CANNA (DI MARIJUANA) - Tassa sullo spinello! E' la ricetta olandese per la crisi

SIAMO ALLA CANNA (DI MARIJUANA) - Tassa sullo spinello! E' la ricetta olandese per la crisi – Non è una fregnaccia: grazie ai “TURISTI DELLA CANNA”, ogni anno si vendono 265mila chili tra marijuana e hascisc per un giro d´affari da due miliardi di euro…

Rosalba Castelletti per
La Repubblica

A ogni boccata di marijuana una boccata d´ossigeno per le casse statali, ma anche una stangata per i cosiddetti «turisti dello spinello». In tempi di crisi si pensa anche a questo: a proporre un disegno di legge per imporre una tassa straordinaria sul consumo di cannabis laddove, come in Olanda, è tollerato. L´idea è venuta al parlamentare olandese Boris van der Ham, esponente del partito social-liberale D66, mentre si trovava a Oakland, prima città statunitense ad aver approvato la settimana scorsa la tassazione della marijuana per scopi terapeutici.



Nella città californiana, dove la vendita di marijuana è consentita solo dietro ricetta medica, nel 2010 la misura frutterà 249mila dollari. Poca cosa rispetto a un buco da 83 milioni di dollari, ma la nuova tassa è stata comunque festeggiata perché - aldilà del misero contributo alle casse municipali - rappresenta il primo passo verso l´attesa legalizzazione della cannabis in California.

Diverso il caso olandese, dove il possesso di droghe leggere è stato depenalizzato 33 anni fa e ogni anno si vendono in media 265mila chili tra marijuana e hascisc per un giro d´affari da due miliardi di euro. È partendo da queste cifre che Van der Ham ha calcolato che una tassa straordinaria sulla cannabis potrebbe rimpinguare considerevolmente le casse olandesi. Rientrato ad Amsterdam, perciò, insieme agli altri liberali ha subito invitato il ministro del Tesoro a studiare una proposta di legge. «Non bisogna considerare la cannabis diversamente dagli altri beni voluttuari, come tabacco e alcolici», ha detto intervistato da De Volkskrant.

Il commercio di cannabis in Olanda, però, è già adesso onerato da imposte: secondo una tv locale, i 702 coffee shop (i locali autorizzati a vendere droghe leggere) portano ogni anno al Tesoro circa 400 milioni di euro di iva. E c'è chi teme che un'ulteriore tassa possa solo frenare il redditizio consumo. «La tassa deve rappresentare solo una piccola percentuale del prezzo», ha precisato Van der Ham «anche per prevenire che la gente compri droghe leggere illegalmente».


La radio olandese Nos ha avanzato ulteriori dubbi. Malgrado la cosiddetta bedoogbeleid, o «politica della tolleranza», che le ha conferito la reputazione di Mecca delle droghe leggere, in Olanda la cannabis è tuttora ufficialmente illegale e perciò, in linea con la legislazione europea, non vi si può imporre alcuna tassa straordinaria. La riforma del ‘76 infatti ne ha depenalizzato solo il possesso sino a 5 grammi. I coffee shop possono invece tenerne in magazzino sino a 500 grammi, ma paradossalmente non possono comprarla legalmente.

Un pasticcio legale che il governo olandese spera presto di districare. La commissione sulle politiche sulle droghe ha già studiato alcune proposte tra cui la limitazione della vendita ai consumatori locali. Sia che venga accolta la proposta di Van der Ham sia che i coffee shop vengano di fatto trasformati in club, ad andare in crisi stavolta saranno insomma i "turisti della canna".

domenica, 26 luglio 2009

proteste degli atenei bocciati...atenei del sud 'non meritano' finanziamenti

ondazza(repubblica)Il Cdm presenta la differenziazione dei finanziamente agli atenei. Eccoci, dunque, di fronte alla prima concreta mossa estiva del Governo in tema di università. Dopo l'annuncio, negli scorsi giorni, del taglio dei corsi in esubero, oggi il C.d.m. ha accolto ed approvato la proposta della Gelmini, elaborata dall'Agenzia di Valutazione, di destinare il 7% del FFO, pari a 525 milioni di euro, alle università considerate più meritevoli.  (BARI E FOGGIA NELLA CACCA)
(uniriot)Anche se non viene detto, è del tutto visibile la coincidenza tra la classifica stilata dal governo e le università che compongono l'associazione Aquis: le 13 università, che più di un anno addietro, si erano costituite come corporazione, parallela e concorrente, alla pachidermica CRUI, vengono riconosciute e premiate come tra le più meritevoli. Come dire: lo spirito di parte e l'intraprendenza dei tecnocrati all'italiana (tra cui compare anche il Rettore Profumo, promotore del G8 Univesity Summit) ha pagato di più rispetto all'ecumenismo della communitas medievale dei Rettori Italiani. Confermando le tendenze in corso in tema di federalismo fiscale, tra le penalizzate molte (quasi tutte) sono le università del centro-sud, tra cui spiccano La Sapienza, Roma Tre, Bari, Napoli e Palermo, nonostante molte di queste scarichino una parte delle proprie spese di bilancio sui malridotti Policlinici.
Ma vediamo le prime reazioni sulla stampa: tacciono, per ora, i politici. In un'estate caratterizzata da piccoli tentativi di compromessi parlamentari, i quali, quando falliscono, è per volontà del Governo, non certo grazie all'opposizione (vedi l'ennesima fiducia sul decreto anti-crisi), di continui moniti del Presidente Napolitano alla collaborazione, interessante sarà vedere quale sarà la reazione del PD, che, lo ricordiamo, reca tra i punti principali del suo statuto, la realizzazione della santa missione meritocratica.
Esulta, invece, il Corriere che da settimane sta chiedendo al governo, attraverso i suoi editorialisti (L'Università delle ipocrisie, Giavazzi, 14 luglio) e le sue inchieste, una riforma strutturale dell'università, e che saluta il provvedimento come una vera e propria svolta all'insegna della meritocrazia e dell'eccellenza. Se interessante sarà, nei prossimi giorni, decostruire più in dettaglio il provvedimento del Governo, possiamo fin da subito dichiarare la completa arbitrarietà nella scelta dei criteri di finanziamento. Il principio che muove questa re-distribuzione dei fondi è, per così dire, rovesciato. Prima sono stati operati i tagli (legge 133) e, poi, sulla base di questi, sono stati elaborati i presunti criteri di merito, per redistribuire gli spiccioli rimanenti. In altre parole non è la fissazione, a monte, dei criteri (2/3 didattica, 1/3 ricerca) ad indirizzare i finanziamenti, ma sono gli stessi tagli a giustificare la successiva individuazione dei criteri di merito. Inoltre, riprendendo le analisi prodotte quest'anno dall'Onda in tema di ricerca autonoma, risulta ancor più attuale l'interrogativo posto dal movimento: chi decide sui parametri di valutazione, per esempio quelli internazionali presi in considerazione dall'agenzia Civr? Chi gestisce i fondi, come i FIRBS europei, per la ricerca? E ancora, chi decide sulla qualità della didattica?
Alla luce di ciò possiamo fare qualche considerazione più generale. Anzitutto anche quest'anno il Governo parte dai finanziamenti, anche se questa volta invece che di tagli indiscriminati si tratta di tagli differenziati, che pure non alterano quelli quinquennali della 133. Tagli differenziati che spingeranno molti atenei il prossimo anno a trovare altre vie di salvezza, o di suicidio, a seconda dei punti di vista: tra tutte, quelle più probabili sono, l'aumento spropositato delle rette con annessa introduzione, diretta o indiretta, del prestito d'onore; la (s)vendita del patrimonio immobiliare (già oggi, in molti casi, affidato a Fondazioni pubblico-private) per ridurre i costi di manutenzione; i tagli degli “sprechi” sulla ricerca, tra i quali è già in atto una consistente riduzione delle borse di dottorato oltreché un ulteriore blocco del turn over. Si aggiunga, infine, la riforma della governance, già annunciata, che favorirà l'ingresso dei privati all'interno dei consigli d'amministrazione, e che affiderà alle rappresentanze studentesche una funzione, ancor più integrata, di cogestione delle briciole che rimangono nelle mani degli atenei.
Ce n'è abbastanza per capire che la situazione attuale dell'università, per l'Onda, è del tutto aperta ed il prossimo autunno si prefigura come una nuova stagione di lotte, tenendo presente che l'azione del governo sta producendo, e produrrà sempre di più, delle rotture all'interno del corpo accademico. Non è nostro compito quello di risanarle all'insegna della difesa dei mitologemi dell'università statale ma semmai di approfondirle ulteriormente, smascherando la falsa retorica della meritocrazia della Gelmini e costruendo un'università del comune.


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categorie: bari, onda, università, gelmini, foggia
giovedì, 16 luglio 2009

Perde il pelo ma non il vizio

gatto nero1Car* Concittadin*,

è con profondo rammarico che vi comunichiamo che Locorotondo ha partorito un nuovo circolo dedicato a Mussolini. Non ci credi? Vai a visitarlo, è esattamente nello stesso buco di sempre, ormai adibito a ritrovo per gatti neri. Tranquilli, tranquilli, son sempre gli stessi, perdono il pelo ma non il vizio, appunto.

Imparando dagli errori politici fatti dal Nuovo Ordine Nazionale (il vecchio pelo), questi 4 fascistelli provano a rilanciare. Mi sembra già di sentir echeggiare i loro slogan razzisti, xenofobi e populisti, mascherati dietro un circolo che di culturale avrà ben poco. Ci diranno che loro sono per la rivoluzione, contro i partiti, per una formazione sul ventennio e che non cercheranno di rifondare il Partito Nazionale Fascista. Stronzate! Questi 4 gatti neri sono e saranno servi dei servi, pronti a tutto per avere un minimo di attenzione dai vertici.

Cari sindaco e assessori, voi cosa fate per combattere l'ennesimo reato "apologia di fascismo"? Il resto di niente, come al solito. Certo ci portiamo dietro gli strascichi di Teodora Conte, fascista, facente parte dell'amministrazione comunale nei primi anni 90. Per non parlare di Giuseppe Petrelli che insieme ai "padroni" degli agricoltori era tra quelli che volevano rompere con l'egemonia mafiosa della DC e far entrare Allenza Nazionale(che ingloba l'ex MSI, altro partito fascista) nella hit dei partiti mercenari che avrebbero fatto tornare la Puglia tra le regioni competitive per quanto riguarda il business. MA COME? Un democristiano (DC) che entra in un partito pressocchè fascista(AN) per rompere l'egemonia mafiosa della DC stessa? ahahahah è il paradosso. Non sò più quale detto popolare sia più azzeccato:"perdono la bandiera ma non il vizio" oppure "Tale padre, tale figlio".

Detto ciò vi salutiamo, augurandoci una sincera resistenza ai fascisti di ieri, di oggi e di domani. Che siano seduti nel loro buco nero di via Martina F. o che siano seduti in consiglio comunale.

BUONA ESTATE, la militanza non và in vacanza ;)


domenica, 07 giugno 2009

votate gente votate

el pais

di Filippo di Giacomo, "El Pais" 6 giugno 2009

 

L'abitante medio di Berlusconilandia si avvicina alla sessantina. Da adolescente, ha avuto la fortuna di accedere ad un sistema scolastico libero e gratuito, di ottima qualità. E sempre "a gratis", come dicevano i sudditi del papa Re, è stato assistito, per almeno tre decenni e mezzo, da un sistema sanitario che gli americani nemmeno sognavano. Così, in buona salute e pervaso da idee altruiste, ha partecipato ad un'indimenticabile stagione politica -tra gli anni Settanta-Ottanta- dove tutti pensavano di avere un solo fine, quello di garantire diritti uguali per tutti e a vantaggio di tutti. Oddio, anche l'abitante medio di Berlusconilandia ha letto Orwell e ha meditato sul fatto che in una società di uguali, qualcuno riesce sempre ad essere più uguale di qualcun altro. Ma erano tempi in cui i futuri berlusconidi potevano pensare al futuro con un certo ottimismo. Perchè, in un Paese dove la funzione di mamma era svolta da una vecchia, cara Chiesa Cattolica sempre pronta a distrarsi dalla religione per impegnarsi nel sociale e dove il ruolo del papà veniva assunto da un Partito Comunista -il secondo per iscritti dopo il PCUS- che si definiva geneticamente disinteressato al socialismo perché fondato da Gramsci soprattutto per conquistare l'egemonia culturale, nello Stivale la vita sembrava scorrere concreta nei fatti, libera nella fantasia. Ci voleva un personaggio monomaniacalmente interessato solo a se stesso per rompere l'incanto. Berlusconi iniziò a fondare Berlusconilandia quando fece credere alla mamma ed al papà della Penisola di poter riuscire, proprio come l'Arlecchino di Goldoni, ad essere il servitore di due padroni. Dalla Chiesa, cioè dal gesuita Padre Rotondi, rilevò le frequenze oberate di debiti di Rete 4, promettendo che sarebbe rimasta la base del futuro sistema televisivo cattolico italiano.

Come ex frequentatore di istituzioni cattoliche, compresa l'Opus Dei, sapeva benissimo che le promesse fatte ai preti non sono vincolanti e, comunque, ogni offesa è riparabile con una congrua offerta per buone opere future. Alla sinistra promise libero accesso a Canale 5 per ogni utopia immaginata dalla galassia "progressista" del Paese. E per non suscitare troppi dubbi, assunse a piene mani i rampolli di tutti gli intellettuali organici alla cultura bene intenzionata e ipersalariata di sinistra. Anzi, nei primi dieci anni di vita del sistema mediatico del Cavaliere di Arcore, entravi a Canale 5 presentato dalla sinistra: sarà solo un caso se i personaggi, comici e giornalisti compresi, che furoreggiano su Telekabul, cioè la terza rete della televisione di stato, si sono in molti casi fatti ossa e fama sulle reti Mediaset?

L'abitante medio di Berluscolandia, più o meno giovane, non ha motivi per meravigliarsi della vicenda Noemi. I più anziani ricordano negli anni Ottanta una trasmissione berlusconiana intitolata "Non è la Rai" che, per diversi anni, ha sedotto almeno una generazione di italiane adolescenti mentre a sinistra si proponeva la depenalizzazione dei rapporti sessuali tra minorenni senza limiti di età ed adulti. Qualche ottuso baciapile conserva le interviste e gli articoli con i quali, all'epoca, un intellettuale allora deputato e ora sognatore di improbabili rivoluzioni proletarie su Il Manifesto, non solo difendeva la tesi ma si dichiarava pronto a dare nomi di minorenni figlie di sue amiche, alle quali aveva insegnato l'arte ed il mestiere della camera da letto.

Perciò nemmeno l'abitante più giovane di Berlusconilandia si stupisce poiché quello che Berlusconi fa nella sua villa sarda lo vede fare negli attici con terrazza del centro di Roma e nelle ville di Malindi. E seppure di centrosinistra, ha dovuto votare sindaci e segretari politici che coltivano l'hobby di possedere case a New York e in diverse località esotiche. Oltretutto negli ultimi parlamenti, ha visto candidare cugine e fidanzate di chiunque, pornodive e transessuali senza altri mestieri che facendo sognare il Sol dell'Avvenire ai pochi sopravvissuti di sinistra, si accontentano di sfruttare le ombre berlusconiane per portare la politica giù, sempre più giù.

Filippo Di Giacomo è sacerdote e analista de 'La Stampa'


domenica, 10 maggio 2009

Fumarola e Fiamma Tricolore, il volto dell'arroganza

arroganzaAnche in un piccolo borgo come Locorotondo c'è chi si definisce ancora fascista. C'è chi parlando a un "piccolo comunista", quindi spero non intenda parlare ad un bambino, si avvicina con parlare minaccioso.

Ovviamente egli teneva a precisare di aver votato per Fiamma Tricolore (dichiarazione di voto?) e non ha  appoggiato il partito del "maestro unico", perchè se l'unico maestro si chiama Fumarola, siamo messi male: comincerebbe ad attaccare i "piccoli comunisti"(come li chiama lui) fino a farli piangere. 

Avete capito bene, non hanno appoggiato Petrelli (che ancora non riesce a scrollarsi di dosso le vergognose vicende della cantina sociale attribuite all'amministrazione del padre), i veri fascisti appoggiano fiamma tricolore vero? Complimenti per la scelta! Con la vostra politica partitica non avete ancora capito che non serve un antico ideale, non servono  i vostri voti, bisogna essere cittadini e stare tra la gente, non dalla parte di questo o quel partito. Certo voi puntate sull'ignoranza, nella storia come ancora adesso, anzi tu (che come dici sei un vero fascista) avrai votato. Peccato il tuo voto non è servito a prendere neanche un posticino come Fiamma Tricolore. Invitandoti ad assaporare una camomilla prima di scrivere peste e corna sui blog, pubblico il post dedicato a me :') Un irrascibile ed arrogante Francesco Fumarola in "Risposta a un piccolo comunista":

Caro amico comunista o presunto tale che non hai il coraggio di firmarti.Perche' non e' essere comunista o fascista o essere democristiano ad essere cosa negativa, ma e' la vigliaccheria di quelli come te che infanga e imbratta le mura del paese e le coscenze.Mi parli di pluralita' e di condivisione, e sei piu' squadrista di un brigatista.Non mi sembra che tu capisca qualcosa di politica dato che confondi il fascismo con l' amministrazione Petrelli e con il Nuovo Ordine Nazionale.I veri fascisti di Locorotondo non hanno appoggiato Petrelli alle ultime elezioni perche' il caro Petrelli ha dimostrato di predicare bene e razzolare male. E io sono stato il primo a denunciare questo episodio (vedi il numero di Bellavista uscito prima delle comunali).Per il resto mi parli di memoria storica. Ma che ne sai tu di memoria storica che sei ignorante e senza Cristo. Io posso accettare la memoria storica (seppur faziosa) di un Mario Gianfrate. Posso accettare le dissertazioni di Lucio Piccoli sul comunismo (che pure parla da persona dotta), ma tu che veramente fai di tutta l' erba un fascio e non hai studiato, perche' traspare da quello che scrivi, faresti bene a documentarti prima di parlare.Giusto per darti una vaga idea di quelle che sono state le pagine piu' gloriose del fascismo ti riporto una frase celebre Junio Valerio Borghese, comandante della gloriosa Decima Mas: "In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo".Purtroppo oggi siamo spettatori di modelli ben diversi:vladimir luxuria e compagnia bella.Male fa l' Italia a rigettare modelli gloriosi e disconoscere uomini valorosi che hanno scritto le pagine della storia.Ma il sangue dei martiri produce altri seguaci e tu, caro ragazzino di 18 anni e poco piu' che passi il tempo nelle sale per scommesse e nei luoghi viziosi di questo paese, non puoi capire certe cose.Come vedi, hai avuto la possibilita' di scrivere su un blog di un fascista convinto.

Io sono Francesco Fumarola, tel. 3805068616, e sono fascista

Se hai lo stesso coraggio firmati la prossima volta, oppure taci.